Un banco di prova stimolante
La partecipazione della branca R/S al Jamboree
Il Jamboree del Centenario a Hylands Park nel Regno Unito ha visto la più ampia partecipazione di capi e ragazzi nella storia della nostra Associazione: 1947 ambasciatori “mandati” dai Gruppi.
A formare il contingente italiano, importante e significativa, è stata la presenza di 2171 novizi e novizie e 2261 rover e scolte, naturalmente accompagnati da maestri dei novizi e capi clan/fuoco, suddivisi in 6 noviziati (4 capi e 36 ragazzi ciascuno) e 12 Clan/Fuoco (2 capi e 18 ragazzi ciascuno).
I noviziati hanno partecipato alle attività del Jamboree, mentre rover e scolte, insieme ad altrettanti capi, si sono messi a disposizione dell’organizzazione britannica con il loro servizio (IST-International Service Team).
Già la partecipazione di un noviziato fu sperimentata al precedente jamboree, in Thailandia all’inizio del 2003, ma quest’estate l’entusiasmo e il desiderio di “esserci” dei ragazzi è stata davvero sorprendente interrogando così l’Associazione. In passato, il Jamboree è sempre stato considerato avventura per esploratori e guide, quali nuovi orizzonti ha aperto dunque la partecipazione di novizi e novizie? La questione rimane, credo, ancora sul tavolo della discussione associativa e le valutazioni dell’esperienza appena vissuta saranno contributi critici che aiuteranno il percorso di approfondimento. Intanto approfitto di questo spazio per iniziare il confronto proponendo la mia esperienza di Maestro dei Novizi come primo e parziale osservatorio.
I noviziati di formazione erano molto eterogenei, nei ragazzi è stato forte il desiderio di scoprirsi e conoscersi ma le aspettative e le ambizioni di tutti sono state chiare fin dalla nostra prima uscita, erano elettrizzati e concentrati a vivere un’esperienza indimenticabile che li avrebbe accostati a tanti altri scout provenienti da ogni angolo del mondo.
Al campo, a Hylands Park, il ritmo e le attività erano dettate in eguale misura per tutte le unità, quindi per la nostra struttura associativa indiscriminatamente per reparti e noviziati; questa è stata certo una preoccupazione che ha investito subito gli staff che hanno elaborato evidentemente dei percorsi di accompagnamento dei novizi/e dentro l’esperienza, dentro le situazioni che piano piano si concretizzavano e evolvevano.
Con gli altri capi dello staff abbiamo ritenuto di adeguarci alla vita di campo (che non poteva essere vita di una comunità in strada), dando però accento alle occasioni di incontro e scambio (non solo di distintivi, che pure sono stati un’ottima esca per rompere l’imbarazzo iniziale) con la realtà internazionale che stava intorno a noi.
L’intraprendenza e le motivazioni dei ragazzi hanno spinto il contatto con l’altro così da non sottolineare più le distanze ma le vicinanze: ben presto non c’erano differenze di colore, lingua, religione, c’era solo il vicino, l’altro che ricercava e donava la stessa gioia dell’incontro.
Le attività erano molto diversificate e distribuite, caratterizzate generalmente da un sano dinamismo, non sono mancate occasioni di informazione e riflessione. Ai ragazzi la possibilità e l’abilità di interpretare le proposte alla luce della loro maturità; ai capi il compito di accompagnare e sollecitare l’elaborazione delle esperienze.
Essere riusciti a cogliere le continue occasioni è stato per i ragazzi patrimonio e bagaglio, anche culturale, che oggi possono orgogliosamente rivendicare nel loro cammino quotidiano: la lunga contrattazione per avere uno basco polacco, l’invito a cena da parte dei ragazzi coreani, la partita a calcio con gli inglesi, i bans insieme ai cileni durante la lunga attesa del bus, la corte spietata dei ragazzi pakistani, i disegni che introducono le religioni e tanto altro. I giovani oggi generalmente appaiono, agli occhi dell’adulto, tutti uguali, uniti e facili alla comunicazione, così non è, non conoscono la parola e sono spesso estranei tra loro… il jamboree è stato uno stimolante banco di prova e i ragazzi potranno confermarsi ambasciatori se l’esperienza li avrà cambiati e le persone che incontreranno riconosceranno questa nuova luce, questa nuova forza.
I rover e le scolte hanno vissuto il Jamboree con un approccio chiaramente diverso, ma con lo stesso entusiasmo di ogni partecipante. Correvano instancabili per il campo offrendo un saluto e un sorriso a tutti, li incontravamo nelle botteghe e nelle diverse attività, sempre gentili e precisi. I capi clan/fuoco con i quali ho avuto modo di scambiare qualche parola mi hanno riferito di un grande impegno e dedizione nel servizio che era loro affidato; spesso si rendevano utili a Casa Italia anche dopo aver terminato il loro servizio.
Un modo generoso di vivere l’avventura unica del Jamboree.
Lo stile di tanti capi e ragazzi è stato riconosciuto e apprezzato da tutti con sincera gratitudine.
Prima di concludere, dando magari l’arrivederci in Svezia nel 2011, un profondo ringraziamento allo staff di contingente, ai capi e ai ragazzi che hanno reso concreto il messaggio di pace e fratellanza proprio delle parole di B.-P.
Buona strada
(Le informazioni sono riferite ai dati numerici delle iscrizioni e non tengono conto dei successivi aggiornamenti.)
Luca Paternoster
Incaricato nazionale alla Branca R/S – Maestro dei Novizi al Jamboree




