L'esperienza dei due campetti di formazione

Cosa dire di due momenti cosi?!
Sono stati bellissimi i giorni passati insieme, al fianco di persone che solo pochi mesi fa erano degli sconosciuti ma che magari adesso sono persone davvero importanti nella tua vita… O almeno questo è quello che è successo a me.

Sono arrivata alla stazione di Peri l’otto di dicembre e quasi non ci credevo: ero davvero a un campo di formazione! Per di più, con tanta disponibilità , voglia di mettermi in gioco e un pizzico di fortuna, sarei riuscita ad arrivare al jamboree.
Nonostante tutto, però, gli ostacoli da superare erano tanti; rimbombavano nella testa svariate leggende ascoltate: ragazzi svegliati nel cuore della notte per montare le tende, come per testarli sulla loro elasticità nell’adattarsi a situazioni tra le più disparate e poco familiari, scenette da montare interamente in inglese piuttosto che monologhi da fare al fuoco, anch’essi in inglese, davanti a tutti…
Tutto questo mi spaventava moltissimo e forse proprio per questo, e per la paura di una folla di sconosciuti che mi avrebbe fissato, ho adottato quell’aria da dura, magari anche un po’ arrabbiata, che in realtà non rispecchia quello che sono. Così tutta impettita mi sono messa pazientemente in fila per l’appello, mentre mi guardavo attorno: ragazzi spaesati proprio come me; non notavo né supereroi, né, apparentemente, maghi della tecnica scout (o almeno cosi mi auguravo).
Se devo essere sincera, ero partita con l’idea di non guardare in faccia nessuno, di andare dritta per la mia strada e riuscire a superare le prove che avrei trovato sul mio cammino.
Ma cosi non è stato: il clima di amicizia, simpatia, tolleranza, quasi di cameratismo che si è creato subito tra di noi è stato bellissimo: risate fino a tarda notte (anche infrangendo le regole...) con persone che la mattina passata non conoscevi, le prime confidenze, i racconti di campi vissuti, e le avventure, tutte le avventure che nella nostra parziale esperienza scout abbiamo fatto, le sensazioni provate, i paesaggi visti, le lacrime versate, il sole, la pioggia e il vento, le tende, le notti sotto le stelle e la fatica.
Tutto questo ci siamo raccontati ritrovandoci simili, fratelli, proprio come dice la nostra legge.
Ma finche il sentimento è scritto e imparato a memoria, non immagini come questo possa diventare reale in soli due giorni.

Il secondo campo poi, conoscendoci gia tutti, è stato come un ritrovare vecchi amici: “come stai? mi sei mancato…”
Come è stato fantastico rivedere qualcuno che ci era rimasto nel cuore, qualcuno con cui l’amicizia era nata a dicembre ed era continuata al di là dei momenti scout; un’amicizia che comincia a diventare importante e profonda - a me è successo - e se anche non fossi stata scelta per quest’avventura, lo stesso questi campi mi avrebbero fatto bene e il loro ricordo sarebbe stato positivo. Trovare persone che un po’ ti cambiano e ti capiscono al volo è una vera fortuna, e non me la lascerò scappare..
Le emozioni e le risate sono state tante, quasi più significative delle attività per altro bellissime e divertenti, anche queste tese alla conoscenza e alla tolleranza reciproca; attività che ci hanno reso ancora più affiatati e uniti.
Tanto che al momento di salutarci, sapendo che non avremmo più rivisto qualcuno… le lacrime sono sgorgate naturalmente, e non tutti hanno avuto la faccia di nasconderle. Qualcuno più semplicemente le ha lasciate scorrere mentre salutava con la mano il treno dei suoi nuovi amici che se ne andava, sperando solo che non fosse un addio, forse un po’ vergognandosi di quel sentimento di affetto che in così poco tempo era sbocciato e cresciuto…
Se questi eran solo campi di formazione, bè, porterò un pacco deluxe di fazzoletti in Inghilterra
…e un baule in più per risate, emozioni e ricordi…

Irene Iorio - Reggio Emilia

admin – Lun, 04/06/2007 – 10:35